MATTEO MUTTI (ITA): «Ovtcharov è il nostro faro»

«La crescita del tedesco nei valori assoluti dice che il gap tra Asia ed Europa si sta accorciando, anche se la differenza c’è ancora»

24 novembre 2017

Intervista con l’italiano Matteo Mutti alla vigilia dei Campionati Mondiali Juniores di Riva del Garda.

Si parla spesso del tennis tavolo come uno sport di asiatici, considerata la loro posizione dominante. Come descrivi la differenza tra Asia e Europa? E sempre più ampia o si è affievolita? Matteo Mutti: «La differenza c’è ancora, però stiamo assistendo ad un cambiamento, anche a livello assoluto con Dimitrij Ovtcharov. La grande differenza la vedo sopratutto nelle grandi competizioni tipo Olimpiadi o Mondiali, nelle semifinali si vedono spesso quattro cinesi. Vedo anche molta differenza nella tecnica e nella mentalità. Loro all’età di 7-8 anni fanno già 6-7 ore di allenamento con una tecnica fissa».

Secondo te, qual è l’aspetto più importante da migliorare per competere allo stesso livello con le squadre asiatiche? «Sicuramente la mentalità. Però seconde me anche l’aspetto tecnico, nel senso di far diventare sicuri i copli. Loro non sbagliano quasi mai, ti fanno sempre giocare un colpo supplementare».

Il fatto di giocare in Italia, cioè a casa, è sicuramente uno stimolo in più, ma comporta anche una pressione supplementare. Come la vedi, come gestisci tale situazione ambientale? «Sicuramente c’è più pressione a giocare da numero uno in Italia. Gli altri giocano per batterti, ma sono convinto delle mie potenzialità».

Con il tuo ranking da outsider (n° 43), che obiettivi hai? «Il primo obiettivo sarebbe essere nei 32 (1/16 di finale). Arrivare agli ottavi significherebbe aver raggiunto un grandissimo risultato».

Cosa ti piace nel tennistavolo? «Prima di tutto mi piace perché è uno sport difficile. Poi è molto divertente perché può succedere di tutto, le sorprese capitano spesso. È anche uno sport bello da vedere secondo me, con tante variazioni di colpi. Tutte le partite sono diverse, con giocatori a caratteristiche differenti. Non c’è mai una partita uguale ad un’altra».

Luca Anthonioz

Photo: M. Mutti
Credits: International Table Tennis Federation